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Marguerite e la cucina

Marguerite Duras amava il cucinare così come lo scrivere.

Scrivevo tutte le mattine, ma senza un orario, mai, se non per cucinare. Sapevo quando dovevo intervenire perché il cibo bollisse o perché non si bruciasse. E anche per i libri lo sapevo. Lo giuro. Tutto, lo giuro, non ho mai mentito in un libro. E neppure nella vita. Eccetto agli uomini. Mai.
(M. Duras, Scrivere, 1993)

L’attività di scrittura e quella della cucina prendono le mosse dalla medesima solitudine, ma sono entrambe manifestazioni di un movimento verso l’altro.


In un’intervista pubblicata ne La vita materiale (1987), racconta:

Spesso, a Neauphle, mi mettevo a cucinare nel primo pomeriggio. Succedeva quando gli altri non erano in casa, quando erano al lavoro o in gita agli Stagni d’Olanda, o dormivano nelle camere. Allora avevo il pianterreno della casa e il parco tutto per me. Quelli erano i momenti della mia vita in cui sentivo chiaramente che li amavo e volevo il loro bene. Il tipo di silenzio che si lasciavano alle spalle quando se ne andavano lo ricordo bene. Rientrare in quel silenzio era come reimmergersi nel mare. Era felicità e al tempo stesso uno stato molto preciso di abbandono a un pensiero in divenire, era un modo di pensare o forse di non pensare – non è molto diverso – e già, di scrivere. (M. Duras, La cuisine de Marguerite,1999)

Casa di Marguerite Duras a Neuphle
maison Duras – Neuphle

La cuisine de Marguerite

A tre anni dalla sua morte, nel 1999, il figlio di Duras, Jean Mascolo, cura, insieme a Michèle Kastner,
cura la pubblicazione di un singolare libretto intitolato: Duras, La cucina di Marguerite, (Duras, La cuisine de Marguerite, non tradotto in italiano) per le edizioni parigine Benoît Jacob. Il libretto contiene testi estratti da varie interviste di Duras – come quella con Jérôme Beaujour del 1986 – e ricette autografe provenienti da un Cahier rouge che Duras chiamava il Cahier du Camion, accompagnate da suggestive fotografie in bianco e nero della casa – e della cucina – di Neauphle-le-Château (Yvelines), e delle stesse ricette autografe. L’intento, come spiega la pagina introduttiva, è quello di offrire un’immagina non pretenziosa dell’amore di Duras per la convivialità e la cucina, che considerava altrettanto creativa della scrittura.

cucina di Marguerite Duras
cucina di Marguerite Duras

La cucina di Marguerite contiene 30 ricette che spesso prendono il nome di chi gliele ha date o dei luoghi in cui conviene mangiarle (Le polpette di Melina la greca; I piccoli paté della nonna di Michèle Muller per i picnic all’isola Sainte-Marguerite e passeggiata a mare, Il bollito Anne-Marie Derumier alla coda di manzo), e si apre con una ricetta asiatica, il Thit Khô, «piatto nazionale della Cocincina, dell’Annam e del Tonkino», accanto a cui, sulla pagina di sinistra, come un testo a fronte, è collocata una bella fotografia in bianco e nero della città di Sadec.

D’altronde il piatto, accompagnato dal riso, si ritrova nelle primissime pagine del romanzo del 1991, L’amante della Cina del Nord. Non è l’unica ricetta asiatica – vi si trovano infatti ancora le indicazioni per la Cottura del riso, la Frittata vietnamita, l’Insalata cinese oltre al Curry alla reunionese e il Nasi Goreng, piatto indonesiano di Ingrid Therme – , ma certo, questo aprirsi di scenario su uno spazio così importante della vita e della scrittura di Marguerite Duras, l’Indocina francese, dov’è nata e ha vissuto fin quasi ai diciotto anni, sottolineata dalla forza evocativa della fotografia, è già un’indicazione precisa.

L’universo della scrittrice è attraversato da questo vissuto ora violento ora magico, e ancora nostalgico e
doloroso, e dai paesaggi, dai profumi, dal gusto intenso e speziato dei cibi di quei luoghi.

THIT KHÔ alla maniera di Marguerite

È il piatto nazionale della Cocincina, dell’Annam e del Tonkino. Non si trova in Francia perché in Indocina la carne si taglia con il grasso e la cotenna insieme, il che la rende una carne completa: il grasso si mangia con la carne, e con la gelatina ci si fa una salsa molto saporita.
Thit: carne
Khô: cibo essiccato. Qui gamberetti essiccati, che compongono il nuoc-mâm.

Cosa serve

  • carne di maiale
  • 6/8 zollette di zucchero
  • nuoc-mam
  • olio
  • riso bianco (come accompagnamento)

Come si fa

Fate bollire la carne di maiale. Una mezz’ora dopo spegnete il fuoco. Aggiungete un po’ del brodo di carne in una piccola casseruola con 6-8 zollette di zucchero e fate caramellare. Quando lo zucchero imbrunisce e fuma aprite le finestre per l’odore, allontanatevi dai fornelli e versate nel caramello qualche cucchiaio raso di nuoc-mam: quasi subito si formerà un caramello al nuoc-mam. Versate il tutto nel brodo di maiale. Fate fondere il resto del caramello nella piccola casseruola in più volte se necessario e aggiungete l’olio. Fate cuocere ancora per circa 3/4 d’ora-1 ora. Si conserva per più giorni.
Bevande: tè caldo leggero.

Fonte: Annalisa Comes, Il gusto delle parole in Marguerite Duras.

Foto: web.

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