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Veleno nel cibo e nel vino: ne uccide più la gola…

Veleno insieme al cibo o alle bevande: nulla di originale, tutto già visto, ma sempre interessante.

“Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto.” (Paracelso)
«Il veleno ha un certo fascino, non ha la crudezza del revolver né quella del coltello».
(Agatha Christie – Miss Marple: giochi di prestigio)

Paracelso
Paracelso

Il cibo è sinonimo di cultura, non soltanto perché specchio fedele di usi e costumi di un popolo e delle caratteristiche geografiche e climatiche del territorio che lo produce, ma anche perché esso si carica di significati simbolici, religiosi, poetici, storici e sociali tali da elevarlo, da semplice fonte di sostentamento o puro piacere per i sensi, ad argomento serio, che racchiude tante risposte sulla natura dell’essere umano e della realtà in cui vive.

L’interesse per il cibo come strumento letterario è aumentato molto negli ultimi due decenni, che hanno visto un enorme incremento della popolarità di vari testi culinari e alimentari, inclusi non solo i libri di cucina, ma anche una varietà di altri generi. Nella letteratura il cibo è ricercato, sognato, consumato, divorato. In molti casi al momento del cibo corrisponde un punto focale o uno snodo significativo della narrazione e questo perché il cibo è segno della socialità e della convivialità e conserva ancora quel valore sacrale che gli appartiene fin dall’antichità, e che risulta ben testimoniato dalla letteratura.

Ogni scrittore cerca di creare un legame emotivo tra il lettore e i personaggi di un romanzo. Uno dei modi migliori per farlo è trovare una passione comune ai due partecipanti e il cibo risponde perfettamente allo scopo. Ciò che traspare tuttavia da questi romanzi e racconti è chiaro: il cibo, se da una parte funge da sostentamento e socialità, dall’altra può essere trasformato in arma del delitto.

Agatha Christie

Se c’è un autrice che ha saputo creare un esemplare connubio tra il mondo della cucina e i veleni, quella è senza dubbio Agatha Christie.

Agatha Christie
Agatha Christie

I libri della signora del giallo sono conditi di numerosi piatti della tradizione britannica.


Nei libri di Agatha Christie si muore quasi sempre avvelenati, dopo aver gustato un pudding decorato con lo zucchero, come in I tredici problemi del club del martedì sera, o sorseggiando un caffè, come in Polvere negli occhi. Oppure, per l’ultimo giorno di vita, si viene omaggiati dalla migliore amica che ha pianificato di ucciderci con «una piccola festa con tutti i suoi piatti preferiti», come in Un delitto avrà luogo. E ancora: si viene trovati morti con la faccia in un cesta di mele e uno dei frutti in bocca, come in Poirot e la strage degli innocenti.


«Mary Dove spense la luce e tirò le tende della portafinestra. Solo allora si girò e vide la donna riversa sui cuscini del sofà. Aveva passato uno degli scones al miele accanto alla tazza di tè ancora mezza piena, dopo averlo appena sbocconcellato. La morte aveva colto Adele Fortescue del tutto di sorpresa, e l’aveva folgorata all’istante… »
(Polvere negli occhi)


I tanti misteri da risolvere iniziano sempre e comunque con il rito della colazione: e così Miss Jane Marple si fa portare «una teiera panciuta, del latte cremoso, un bricco d’argento colmo d’acqua calda, due belle uova in camicia sui tostini e due rondelle di burro modellate a forma di cardo, miele, marmellata d’arance e due pagnottelle rotonde d’aspetto delizioso», in Miss Marple al Bertram Hotel. Ed ecco Poirot che prende le sue colazioni continentali e così poco inglesi – brioche o tutt’al più biscotti e cioccolata calda – in Il pericolo senza nome.

Anche il vino si tinge di giallo…

Anche il vino gioca un ruolo importante nella letteratura gialla: sono infatti numerose le opere in cui il vino, così come altre bevande, vengono usate per dare la morte: basti pensare a Tragedia in tre atti (1934) di Agatha Christie. Il celebre attore Charles Cartwright organizza un party, nella sua casa in Cornovaglia, durante il quale il reverendo Babbington muore collassando a terra. Il caso, tuttavia, viene archiviato come morte naturale.

Qualche tempo dopo, il Dottor Bartholomew Strange, che aveva partecipato anche al party precedente, organizza a sua volta una festa per poi collassare a terra come il reverendo Babbington. Il caso precedente viene riaperto e si scopre che la causa di entrambi i decessi è avvelenamento da nicotina disciolta in un cocktail e in un calice di Porto. Hercule Poirot, coadiuvato dall’amico Charles Cartwright, scoprirà il vero responsabile di quegli omicidi e anche di un terzo che avverrà da lì a poco dopo.

Un altro esempio di Agatha Christie è Giorno dei morti (1945), la cui trama ad alto contenuto psicologico si intreccia con una storia di vendette, gelosie e ripicche. Quasi un anno dopo la scomparsa, forse per mano altrui, della sorella Rosemary, femme fatale ai piedi della quale tutti gli uomini si gettavano, Iris Marle inizia a porsi delle domande scomode che finiranno per scoperchiare un nido di vespe popolato, per lo più, da coloro che a suo tempo
rimasero vittima del fascino della defunta.

Interessante è il titolo originale Sparkling cyanide – letteralmente “Cianuro Frizzante” – una chiara allusione al delitto che viene commesso ovviamente attraverso una coppa di champagne contenente del cianuro di potassio. Un’altra curiosità riguarda il titolo in italiano, che richiama invece il giorno di nascita e morte di Rosemary, il 2 novembre.

Il vino nel giallo italiano

«ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.»
(San Martino – Giosuè Carducci)

Il Sangue di Montalcino è il libro con cui nel 2010 ha esordito Giovanni Negri (https://www.giovanninegri.eu/it/) e che ha consacrato il suo personaggio, Cosulich, a commissario simbolo del vino italiano.Ironia della sorte, il commissario Cosulich, istriano, (che «beveva molto di rado, un bicchiere d’inverno, quando proprio con l’arrosto o gli spiedini un bel rosso ci voleva, e d’estate il classico bicchiere di bianco ghiacciato»), detesta i maniaci delle degustazioni perché per lui il vino è «una cosa qualsiasi come la pasta, la verdura, la carne, le patate» con il mondo del vino avrà a che fare. E pure molto, visto che a questo personaggio comparirà in altri due romanzi di Negri: Prendete e bevetene tutti (2012) e Il vigneto da Vinci (2015).

Nel seguente passaggio, tratto proprio da Il sangue di Montalcino, l’autore offre il chiaro punto di vista di Cosulich sul mondo dei wine-lovers:

«I vigneti arrivarono improvvisi, prima a macchia poi fitti, anche loro un po› malinconici come qualsiasi pianta a novembre, eppure la strada ora gli metteva una strana allegria. Sfiorata Montalcino, l’Audi filava silenziosa fra le vigne e i boschi, correva sul crinale di una collina che Cosulich sospettava famosa in quel mondo del vino per il quale non aveva mai provato alcuna emozione né curiosità.


Ma sì, sono dei maniaci. Gli tornò alla mente una tragica serata a uno di quegli eleganti circoli romani. C’era andato solo perché Margherita l’aveva trascinato, una vera tortura. I retrogusti, le sfumature, il peperone, la liquirizia, i cru e la forza del terroir. Dopo mezz’ora non ne poteva più. Guardava quel centinaio di stronzi rigirare i calici con aria estasiata, fingendo di capire chissà cosa. Gli venne il dubbio che se al posto del rosso ci fosse stato un bicchiere d’acqua il rito collettivo sarebbe stato identico, e identiche le idiozie che quei feticisti avrebbero continuato a ripetere sul
retrogusto.»

Il commissario

Il commissario Cosulich dovrà indagare sulla morte di Roberto Candido, famoso e stimato enologo ucciso a Castelnuovo dell’Abate e trovato cadavere nell’abbazia di S. Antimo, vicino le vigne di Montalcino. La vittima, uno studioso alla ricerca dell’uva primordiale, la prima uva coltivata dall’uomo poi diffusa in tutto il mondo, sembrava una persona senza nemici. E invece, viene fuori tutta una serie di possibili piste che portano a possibili assassini.
L’enologo stava scrivendo una relazione che rivelava tracce di inquinanti sotto un›importante vigna di un produttore italiano, che ne avrebbe stroncato la produzione.
Per la sua fissa sull’argento colloidale poteva aver dato fastidio a qualche importante azienda del settore cosmetico per gli interessanti sviluppi commerciali.
Ma c’è anche una pista internazionale…

Tutto il romanzo trasuda conoscenza e passione di Negri per il mondo del vino.

L’enologo

Questo contorno enologico fa da gran gala alla ricerca delle motivazioni della morte dell’enologo Roberto Candido. Si affacciano quindi sulla scena altri personaggi. Costoro stereotipizzano il bene ed il male di questa professione. Oltre alla scrittrice di vino che cerca di vendere soluzioni a basso costo per il mercato cinese, ce ne sono altri. Abbiamo il professore che trova la sua strada con l’eno-cosmesi e il responsabile francese dell’industria delle piccole botti, l’americano che prova a dare rango nobile allo Zinfandel.

E ancora: il grande esperto che vede minacciato il suo mondo di equilibri enologici. Tra gran cru francesi ed italiani, la piccola produttrice emiliana confidente del morto, la giovane produttrice piemontese del Barolo più alto del mondo, l’enologo georgiano che esporta nel mondo la visione dei vini primevi della Colchide, l’illustre professore arabo enologo e islamista in Marsiglia. Il geologo esperto della terra e delle sue contaminazioni.

Tutti sembrano avere motivi di risentimento verso lo studioso morto. Cercava territori nuovi per vecchi vitigni, mettendo in crisi possibili marcati stabili. Scriveva articoli di fuoco contro le barriques. Trovava nuovi elementi chimici per la disinfestazione del territorio (utilizzando l’argento colloidale dagli studi esoterici di Paracelso). Nonché si proponeva di realizzare una mappa dei possibili territori su cui impiantare brillantemente vitigni.

Fonte: I Quaderno della Fondazione III – Nero in Tavola – Giallo enogastronomico e altre cose.

Foto: web.

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