GASTROVADEMECUM IN PUNTA DI FORCHETTA

Per chi si iscrive al blog c'è un simpatico OMAGGIO: i primi dieci suggerimenti del GASTROVADEMECUM IN PUNTA DI FORCHETTA a cura della redazione della Dispensa delle Storie.

JUNK JOURNAL

Junk journal a tema culinario/letterario (ma non solo…), anche su ordinazione.

Storie piccole

Il tuo bambino ama le favole, ma è stufo di sentirsi raccontare sempre le stesse storie? Ti piacerebbe regalargliene una dove lui è il protagonista insieme al suo piatto preferito? Se la risposta a entrambe le domande è sì, sei atterrata sulla pagina giusta. Contattami iscrivendoti alla newsletter e vedremo insieme cosa si può fare e come.

 

 

Storie d’amore

Vorresti regalare alla tua lei o al tuo lui una raccolta di ricette d’amore ispirata alla vostra storia, con i vostri piatti preferiti, e illustrata da un artista innamorato della vita? Chiedimi come iscrivendoti alla newsletter.

Iscriviti alla newsletter

Quando c’è un bistrot… c’è umanità.

“Quando c’è un bistrot con una tenda srotolata, qualche tavolo sul marciapiede e bevande colorate nei bicchieri, allora la gente veramente appare umana”. (Henry Miller, Tropico del Cancro)

Bistrot du Centre - Parigi
Bistrot du Centre – Parigi

L’origine della parola bistrot è incerta. Potrebbe trattarsi di un’espressione regionale derivata da Bistraud (Nord della Francia) o Bistroquet, un nome dato agli aiutanti dei commercianti di vino o allo stesso vignaiolo. Il termine, adottato nel 1800 a Parigi, si è poi diffuso in tutta la Francia.

La leggenda metropolitana farebbe derivare il nome dei piccoli locali parigini dal russo bistro, che significa “rapidamente”. Al tempo dell’occupazione russa di Parigi (1814-1818) i soldati russi, che non erano autorizzati a bere alcolici, temevano di essere sorpresi dagli ufficiali e quindi dicevano spesso “Bistro, bistro!”. Un’altra interpretazione si basa sul fatto che, essendo i soldati russi gli occupanti, malvisti, di Parigi, i camerieri servivano loro da bere molto lentamente e i soldati irritati gridavano loro “Bistro, bistro!”.

L’origine della parola bistrot non doveva importare molto al protagonista di Tropico del Cancro. Infatti, il romanzo è la storia autobiografica di un intellettuale squattrinato a Parigi. La trama sviscera l’intimo di Miller attraverso i fatti trasfigurati totalmente nell’ininterrotto flusso di coscienza che registra, ma non interpreta, in uno stile fluido e originale che ci ricorda un po’ James Joyce e Virginia Woolf. La vita rappresentata da Miller è quella di uomini senza soldi e senza idee che vivono giorno per giorno.  Il sesso e i soldi sono una costante di questa umanità, mai priva del tutto di un’intelligenza mai pienamente indirizzata verso la soluzione di problemi ma, quasi sempre, capace di girare a vuoto, attanagliata dai morsi della fame. Fame vera.

Copertina di Tropic of Cancer
Tropic of Cancer

“Capito dai Cronstadt e anche lì mangiano. Galletto con riso selvatico. Fatto finta d’aver già mangiato, ma avevo voglia di strappare il pollo dalle mani del bambino. Non è solo falso pudore, è una specie di perversione, penso. Due volte mi han chiesto se volevo sedermi al loro tavolo. No! No! Non ho nemmeno voluto accettare una tazza di caffè, dopo pranzo. Sono uno fine, io! Uscendo do una occhiata distratta agli ossi sul piatto del bambino, c’è ancora un po’ di carne attaccata… Mezzogiorno in punto, e io son qui con la pancia vuota alla confluenza di tutti questi crocicchi di vicoli che odorano di cibo. Davanti a me l’Hotel de Lousiane. Tetra vecchia locanda ben nota ai ragazzacci della rue de Buci, ai bei tempi andati. Alberghi e cibo, e io cammino come un lebbroso coi crampi che mi rosicchiano le budella…”.(Henry Miller, Tropico del Cancro)

Anche sul terrazzino di casa nulla ci impedisce di stupire amici e vicini con delle ricettine degne di un vero bistrot francese. https://www.elle.com/it/cucina/a835/ricette-provenzali-uova/

Add a Comment