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Misticanza e misticanze: cibo e letteratura.

Oggi parliamo di un cibo apparentemente banale come la misticanza: un insieme di erbe selvatiche un tempo raccolte nell’Italia centrale e soprattutto a Roma e dintorni.

misticanza
misticanza

Rucola, indivia, crescione, pimpinella, cicoria selvatica, finocchio selvatico, erbanoce, caccialepre, piè di gallo, porcellana, tarassaco, cipiccia, erba stella, procaccia, cerfoglio, orecchio d’asino sono alcune delle tante erbe che possono comporre la misticanza, a patto di rispettare l’equilibrio tra i sapori (dolce, piccante, sapido e insipido).

Parlare è come inghiottire ciò che si vede, o ciò che si legge. Parlare o scrivere del gusto è un riassaporare, è memoria di un sapore, ricordo di un profumo. Il gusto tende a trovare equivalenti verbali, attribuzioni degne della corposa consistenza materica del cibo o della bevanda che si vuole illustrare. Si mangia anche con la fantasia, e con le parole.
(Gian Luigi Beccaria, Misticanze. Parole del gusto, linguaggi del cibo.)

il Prof. Beccaria https://www.treccani.it/enciclopedia/gian-luigi-beccaria, in questo libro dal titolo evocativo parla della lingua italiana che ha raccontato il cibo nel corso dei secoli.

Ci permette di scoprire che il termine “pietanza” trova la sua origine in pietà, poiché, originariamente, indicava il cibo che si dava ai poveri “per pietà”, così come la parola “colazione” deriva da “collationes” cioè i testi, scritti da un lato in latino e dall’altro in volgare, che un monaco leggeva ai confratelli mentre mangiavano.

E ancora, il ratafià il cui nome deriva dal latino “rata fiat”, si faccia quanto stabilito, perché questo liquore a base di frutta veniva bevuto nel momento in cui si stipulava un accordo.

Misticanze rende omaggio a tradizioni e parole ormai scomparse, a frutti o produzioni tipiche oggi sparite o quasi, schiacciate dalla globalizzazione.

E a ricordare che i gusti e le mode cambiano c’è il modesto successo ottenuto poco più di un secolo fa dalla oggi popolarissima pizza. Fu il toscano Collodi a definirla senza troppo entusiasmo «una stiacciata di pasta di pane lievitata e abbrustolita in forno, con sopra una salsa di ogni cosa un po’» e la napoletana Matilde Serao dubitava, nel1884, che la pizza avrebbe avuto successo a Roma.

Ai nostri giorni abbiamo scoperto che la misticanza è buona anche sulla pizza! Guardate il video e stupitevi.

https://www.youtube.com/watch?v=_ZQYUzwMeBc

Foto: web.

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