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Il ristorante dell’amore ritrovato.

copertina del libro Il ristorante dell'amore ritrovato di Ito Ogawa

Oggi parliamo di ristoranti, anche se non è proprio un bel periodo. Ringo è una giovane donna che lavora nelle cucine di un ristorante turco di Tokyo. Una sera rientra a casa con l’intenzione di preparare una fantastica cena per il suo fidanzato. Purtroppo, però, scopre che l’appartamento è completamente vuoto. Niente mobili, niente suppellettili, niente di niente.

E, soprattutto, niente fidanzato indiano, cuoco nel ristorante accanto al suo. Lo choc di Ringo è tale che resta immobile al centro della casa vuota. Decide allora di ritornare al villaggio in cui è nata. Là, protetta dalla quiete dei monti, elabora il suo dolore. Una mattina, però, osservando il granaio della casa materna, Ringo ha una sorta di illuminazione: aprire un ristorante per non più di una coppia al giorno, con un menu ad hoc, ritagliato sulla fisionomia e i possibili desideri dei clienti.

Le foglie degli alberi sulle montagne tutt’intorno mutavano colore di giorno in giorno e le ore di luce diventavano sempre meno. Sognavo che il mio ristorante potesse suscitare nelle persone una sensazione al tempo stesso di meraviglia e d’intimità, come se fosse uno di quei posti che si è sicuri di aver già visto ma in cui non si è mai messo piede: qualcosa di simile a una caverna segreta, dove ognuno potesse provare sollievo e addirittura ritrovare il proprio sé. Per questo doveva avere un aspetto dolce e grazioso.

Allora, Ringo risistema il granaio: pareti tinteggiate d’arancio, posate di epoca vittoriana e di epoca Taish e, nel giro di qualche mese, Il Lumachino (così chiamerà il locale) apre i battenti.

L’immagine del Lumachino nella mia mente si faceva giorno dopo giorno più consistente. Sarebbe stato un ristorante molto particolare, riservata a non più di una coppia al giorno. Avrei chiesto in anticipo ai clienti, tramite un colloquio oppure via fax o per e-mail, cosa preferissero mangiare e quanto intendessero spendere. Ma non mi sarei limitata semplicemente ai loro gusti in fatto di cibi, e avrei posto domande anche riguardo alla loro famiglia, ai desideri, ai sogni futuri e via dicendo. In base al risultato finale, avrei infine predisposto un menù ad hoc.


L’orario della cena sarebbe stato un po’ in anticipo rispetto al solito, intorno alle sei, in modo da evitare che si facesse troppo tardi e si dovessero patire il chiacchiericcio e il karaoke del vicino Snack Amur. Inoltre, in linea con il nome del ristorante, il pasto si sarebbe consumato all’insegna della calma più assoluta, per cui evitati di collocare orologi in sala e decisi di ricorrere, in caso di necessità, a un semplice timer da cucina.


Sarebbe stato assolutamente vietato fumare, dato che il fumo influisce sul sapore del cibo. E poi niente musica, perché volevo che i clienti ascoltassero i suoni della cucina e le voci degli uccelli e degli animali del bosco.
Se chiudevo gli occhi, riuscivo già a vedere tutto come fosse vero.


La gente si innamora, si ritrova, ricomincia a vivere: la notizia della magia del Lumachino si diffonde e il successo è così garantito, poiché tutti vogliono sedersi alla tavola del ristorante dell’amore ritrovato.

E noi, che non riusciamo ancora a riunirci insieme, ci dilettiamo leggendo questo bel romanzo di Ito Ogawa prima di metterci ai fornelli.

https://www.giapponepertutti.it/cultura-giapponese/la-cucina-giapponese/

Foto: web.

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