GASTROVADEMECUM IN PUNTA DI FORCHETTA

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JUNK JOURNAL

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Storie d’amore

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Arte e cibo: dagli anni Sessanta in poi.

Dopo un periodo di gloria, i movimenti artistici degli anni Sessanta e Settanta legati al rapporto tra arte e cibo andarono silenziosamente in letargo. Il pubblico si era stancato di vedersi propinare opere fatte di tavole apparecchiate con avanzi di cibo incollati sopra. Tra queste c’erano anche le opere di Daniel Spoerri, di cui abbiamo già parlato qui https://ladispensadellestorie.com/2020/01/18/eat-art-ovvero-arte-da-mangiare/ .

Spoerri faceva parte del gruppo Fluxus, una tra le più provocatorie avanguardie del dopoguerra, caratterizzata dalla ribellione contro il mercato e l’idea tradizionale di opera artistica. Fluxus si autodefinisce come un non-movimento e vuole realizzare l’opera d’arte totale integrando produzione artistica e quotidianità. Le sue radici affondano nel Dadaismo, nel Futurismo e nel Surrealismo (chi non ricorda l’orinatoio di Marcel Duchamp?) e nell’idea della vita come un flusso continuo.

Proprio quando le opere di questa corrente sembravano essere state dimenticate, accade il miracolo. In una galleria di New York, agli inizi degli anni Novanta, l’artista tailandese Rirkrit Tiravanija riportò in vita lo spirito di Fluxus. Secondo la sua personale visione, l’opera d’arte era l’artista stesso, impegnato ogni giorno a cucinare per i visitatori. Dopo aver servito i suoi piatti e pulito la cucina, creava opere d’arte fatte di bottiglie di birra vuote, piatti di plastica unti, ecc. da vendere il giorno seguente in galleria. Insomma, una personalissima interpretazione del rapporto tra arte e cibo. http://www.treccani.it/enciclopedia/rirkrit-tiravanija_%28Lessico-del-X

Opera  di Rirkrit Tiranvanija costituita da stoviglie e avanzi di cibo incollati su una tavola.
Rirkrit Tiravanija

Questo artista vede nel cibo, nella cucina e nel condividere un pasto un modo per celebrare la quotidianità. Il cibo è indispensabile e fruirne in quanto “prodotto” dell‘arte e con arte ci consente di goderla. Perché, come diceva Duchamps, “la vera arte non sta nei musei”.

Per chi volesse cimentarsi, anche senza spettatori, in qualche ricetta tipica tailandese, può prendere spunto da qui https://www.agrodolce.it/speciali/cucina-thailandese/ .

Foto: web.

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