GASTROVADEMECUM IN PUNTA DI FORCHETTA

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JUNK JOURNAL

COMING SOON – Libri d’artista a tema culinario (ma non solo) realizzati con la tecnica del junk journal.

Storie piccole

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Storie d’amore

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Eat Art, ovvero: arte da mangiare.

Con la Eat Art ci si nutre, eccome. Alla faccia di chi dice che con la cultura non si mangia…

Questo è un tipo di arte che non si rivolge più soltanto allo sguardo, ma anche al tatto e al gusto. Protagonista della corrente artistica della Eat Art all’inizio degli anni Sessanta fu Daniel Spoerri, poliedrico artista di origine romena naturalizzato svizzero. Tra le sue varie attività troviamo la ristorazione. Proprio come ristoratore, Spoerri sviluppa un rapporto speciale con il mangiare. Infatti, per la sua arte si serve di tavole apparecchiate con avanzi di cibo, banchetti con prodotti, oggetti e rifiuti, insiemi di cibo, piatti sporchi e bicchieri, panini  e immondizia. La sua è una provocazione in chiave artistica, tanto che su molte opere appare la scritta da lui apposta “Attention. Oeuvre d’art”.

When art becomes food and food becomes art.

Opera di Daniel Spoerri, esponente della Eat Art, composta di piatti con avanzi di cibo, posate, ecc. incollati a un tavolo.
Opera di Daniel Spoerri

Perché è un’arte? «Ma perché sono un artista». rispondeva Spoerri a chi gli poneva questa domanda. «A me interessa il ciclo vita-morte. Il cibo, la vita e la morte hanno uno stretto rapporto e io cerco di rappresentarlo». Nonostante le difficoltà incontrate in gioventù – «Quando ero giovane, in Svizzera, il suicidio era una mia idea fissa» – Spoerri ha trovato il proprio posto nel mondo diventando danzatore, coreografo, poeta, regista di teatro, ristoratore e pittore. Anche da vecchio continua a proiettare lo sguardo verso il futuro: «Quanto più si avvicina il punto finale – chiamiamolo così -, tanto più piacevole diventa tutto. Non dal punto di vista fisico: quello è un disastro, ma in testa diventa tutto più chiaro, più semplice ».

Quadri-trappola

I quadri di Spoerri sono come la carta moschicida per gli insetti: gli oggetti vi restano intrappolati guadagnandosi così una sorta di immortalità.

“Oggetti trovati casualmente in situazioni di disordine o di ordine vengono fissati al loro supporto esattamente nella posizione in cui si trovano. L’unica cosa che cambia è la posizione rispetto all’osservatore: il risultato viene dichiarato un quadro, l’orizzontale diventa verticale. Esempio: i resti di una colazione vengono attaccati al tavolo e, insieme al tavolo, appesi al muro (…) I miei quadri-trappola dovranno suscitare la scomodità, perché odio le stagnazioni. Odio le fissazioni. Amo il contrasto prodotto dal potere fissatore degli oggetti, amo estrarre gli oggetti dal flusso dei cambiamenti costanti e le loro perpetuali possibilità di movimento; e questo nonostante il mio amore per il cambiamento e il movimento.
Un ultima cosa. Non guardate questi quadri-trappola come dell’arte. Essi sono piuttosto una sorta d’informazione, di provocazione, dirigono lo sguardo verso delle regioni alle quali generalmente non si presta attenzione, questo è tutto.”

Il giardino di Spoerri all’Argentario (dove ha vissuto per anni) merita davvero un’occhiata https://www.invacanzaallargentario.it/il-giardino-di-daniel-spoerri/

Foto: web.

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