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Pranzo di Natale con Elsa Morante

Pranzo di Natale: tavola imbandita.
Pranzo di Natale

In molte opere letterarie, per calarsi nel momento storico e nell’ambiente dell’epoca, gli autori ci descrivono ciò che i personaggi mangiavano o cucinavano. Un ottimo esempio sono i pranzi di Natale.

Spesso nei romanzi si sta a tavola, e si vedono accadere fatti fondamentali per la storia perché durante un pasto tutto diventa possibile. Gli assassini vengono smascherati; le vere motivazioni dei personaggi vengono alla luce; o si pronunciano grandi verità.

Come nella lettera-racconto di Elsa Morante http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/elsa-morante/ intitolata Pranzo di Natale.

Roma 21 dicembre 1971

Caro Goffredo,

con questa mia lettera ti mando i miei auguri di Natale e Anno Nuovo, e ti racconto, per l’occasione, un fatto vero (vero almeno in parte, e fino a un certo punto). Avvenne più di 50 anni fa, nel periodo delle feste (credo che fossero proprio le feste natalizie). In un  collegio di preti (o frati) una decina di ragazzetti erano costretti, per motivi di famiglia, a passare le feste dentro. Il pranzo della festa principale (giorno di Natale) fu – relativamente – lauto. la lista era: Fettuccine – Abbacchio con patate – 1 pera. Alla fine viene però portata a tavola una magnifica torta (zuppa inglese) del diametro di almeno 45 cm.

Si alza il Priore e dice: “Figlioli, in questo santo giorno vi invito a pensare a tanti poveri bambini che non hanno nemmeno il pane: e nel pensiero di questi poverelli vi invito a offrire un fioretto a Gesù. A ciascuno dei presenti qui raccolti a questa tavola tocca, o toccherebbe, una fetta della torta che qui vedete. Ebbene, ecco la mia proposta: rinunciare alla propria fetta di torta, offrendola come fioretto a Gesù. Tutti i bambini buoni che sono d’accordo su questo fioretto, adesso si alzeranno da tavola. Va bene?”.Tutti rispondono compunti: “Sì, padre”. E si alzano. Tutti meno uno, un certo Egidio che non risponde e non si alza. A trattenerlo sulla sedia è una sensazione strana: gli sembra che quel fioretto puzzi.“Egidio! Non hai sentito? E perché tu non ti alzi? Tutti i bambini buoni si sono alzati. E tu?”.Egidio si fa rosso, e non trova altra risposta: “Io sono cattivo”.“Ah”, fa il Priore amareggiatissimo. E sia pure controvoglia, è costretto a tagliare una fetta di torta e metterla nel piatto di Egidio. Il quale rimane solo a tavola con la sua fetta di zuppa inglese.


Il peggio è che, tra tutti i dolci, proprio la zuppa inglese non gli piace. Ne mangia un pezzetto, ma non gli va. In quel momento vede, dietro la vetrata del refettorio, un cagnaccio di nessuno che fissa il suo piatto con ingordigia. Tanto per finirla, gli dà il resto della sua torta. Il cane l’ha divorata in un lampo. Esce Egidio. Rientra il Priore. E guarda quella torta non più intera, cioè mancante di una fetta, che gli urta doppiamente i nervi. Primo motivo: perché è simbolo materiale che nel suo gregge c’è una pecorella smarrita, un individualista anzi un aristocratico e, diciamolo pure, un reazionario: EGIDIO! E secondo motivo: per ragioni politiche, giacché, come spesso succede, dietro a quel fioretto collettivo si nascondeva anche una politica; cioè il Priore si riprometteva di offrire quella torta, rinunciata dai ragazzi, alla potentissima, grassissima e ghiottissima badessa di un convento del circondario, la quale giustamente gliene avrebbe reso merito…


Ma adesso che la torta non è più intera, mancando di uno spicchio, decentemente non può offrirgliela più. E quanto a lui stesso, per colmo di rabbia, lui soffre di diabete… anzi, alle altre sue rabbie, si aggiungeva un po’ di invidia per Egidio che col suo stomacuccio fresco, ha gustato il sapore dello zucchero… In poche parole: quella torta gli è divenuta odiosa al punto che quasi quasi la butterebbe nel cesso!


In quel momento il caso vuole che passi di là il piccolo spazzacamino del convento (1), che viene in questo giorno a riscuotere i propri crediti (il Priore è di solito un tardo pagatore) i quali ammontano in tutto (lavoro di tutto l’inverno) a L.2,45 (si tratta di 50 anni fa). Seccato, il Priore gli molla, all’uso solito, un acconto di L.0,50 dicendo: “Ripassa quest’altr’anno per il resto”. In quel momento gli ricasca sotto gli occhi la maledetta torta, e per liberarsene, la mette tra le braccia del piccolo spazzacamino: “To’, portatela via e togliti subito dai piedi”. Lo spazzacamino scappa via, e se la va a mangiare con i suoi compagnucci spazzacamini. Fine.? MORALE:? Le vie del signore sono infinite oppure?Tutte le strade portano a Roma.Non so. La storia, a ogni modo è (fino ad un certo punto) vera. Non ti ho raccontato una balla. Avvenne più di 50 anni fa (esattamente, se non mi sbaglio, 53 o 54 anni fa).

N.B. (al posto dello spazzacamino, forse c’era il garzone del lattaio – o altro sotto-proletario minorenne).

In effetti… Anch’io preferisco il panettone alla zuppa inglese.

Foto: web.

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