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Cardo, dolce cibo dell’inverno.

Ed ecco il cardo, re della stagione invernale.

cardo
cardo

La bellezza del suo fiore rimanda al calore e al colore di certi paesaggi toscani, come negli ultimi versi della poesia Davanti San Guido di Giosuè Carducci.

Ansimando fuggìa la vaporiera
mentr’io così piangeva entro il mio cuore;
e di polledri una leggiadra schiera
annitrendo correa lieta al rumore.
Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
rosso e turchino, non si scomodò:
tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo
e a brucar serio e lento seguitò.

Dopo averci parlato dei luoghi dove aveva vissuto per diversi anni (Bolgheri con i suoi cipressi), con la mente, il poeta passa in treno attraverso i luoghi della sua infanzia e fanciullezza e la vista del paesaggio suscita ricordi e sensazioni di rimpianto.

Termite le sensazioni e i ricordi, si ritorna al quotidiano. La vaporiera continua il suo viaggio. Il poeta non scende. Il mondo quotidiano continua a vivere nell’indifferenza. C’è una indifferenza “giovanile” (la mandria di puledri, lieti ed esuberanti) che potrebbe nella maturità trasformarsi in altro; e c’è una indifferenza per così dire “esistenziale” indicata dall’asin bigio che continua apatico e impassibile il suo triste rosicchiare il cardo, chiuso in ciò che crede saggezza e che invece è solo apatia.

Il viaggio

E’ così che la metafora del viaggio attraversa il componimento. Si tratta di un viaggio interiore, una sorta di percorso che dal basso (cardo) dovrebbe portare in alto (cipressi). Ma l’asin bigio rimane lì, intento a rosicchiare il suo cardo: è insensibile a tutto ciò che lo circonda, convinto che la vita sia sgranocchiare un cardo rosso e turchino. L’asin bigio siamo noi.

Noi, gente comune, che vaghiamo in rete alla ricerca di qualcosa di diverso. Noi che, dopo aver visitato i luoghi carducciani, entriamo in un’osteria per un assaggio di gobbi fritti. I gobbi sono i cardi…

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