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La cucina è un palcoscenico, o no?

Sì, è vero: la cucina, soprattutto se è bella spaziosa, può trasformarsi in un autentico palcoscenico. O esserlo a prescindere, come le cucine di certi ristoranti.

O come The Kitchen, originale opera del drammaturgo inglese Arnold Wesker (1932-2016), appartenente al movimento dei “giovani arrabbiati”. Si trattava di giovani politicamente radicali, molto critici nei confronti della società. Il loro interesse principale era mettere in scena l’alienazione sociale nelle sue varie forme.

Sir Arnold Wesker, autore di The Kitchen (La cucina), al Durham Book festival.
Sir Arnold Wesker

L’opera di Wesker è molto autobiografica. Nato a Londra da famiglia ebrea: il padre, ungherese, faceva il sarto, la madre era russa. Abbandonata la scuola a 14 anni, fece diversi mestieri: idraulico, sguattero, apprendista cameriere e pasticcere. Quest’ultimo lavoro gli ispirò “The Kitchen” (1959).

The Kitchen va in scena, ma non è semplice…

La commedia si impernia sulla grande cucina del ristorante Tivoli. Su ogni cucina, specialmente all’ora dei pasti, si abbatte una ventata di follia: un andirivieni frenetico, battibecchi, brontolii, ipocrisie, presunzione, snobismo. Il personale di cucina ha un odio istintivo per il personale di sala ma l’odio per il cliente li accomuna tutti. Il nemico personale è il cliente.

“La qualità del cibo non ha tanta importanza quanta ne ha la velocità con cui viene servito. Ognuno ha una sua mansione specifica. (…) Le cameriere impiegano la mattinata a preparare la sala da pranzo, finché non andranno a colazione; tre o quattro vanno e vengono portando i bicchieri dalla cristalleria alla sala da pranzo o attendendo altre mansioni che verranno man mano indicate nelle didascalie del testo. (…) Sono cameriere efficientissime, fanno il giro della cucina fermandosi nei punti dove è necessario, con spostamenti rapidi e portando una gran quantità di piatti sulle braccia. Gli aiutanti di cucina si dividono in vari gruppi.

C’è innanzitutto il gruppo degli sguatteri addetti alle macchine lavastoviglie, i quali però non compaiono in scena, salvo uno solo, che rifornisce continuamente il banco di servizio di piatti puliti. (…) Dalla vetrata di divisione sul fondo della scena compare qualche volta la cameriera che serve i formaggi, i dolci e il caffè, che viene al reparto pasticceria a rifornirsi (…). Passiamo ora ai cuochi. Sia ben chiaro che non va fatto mai uso di cibi veri, dato che – ovviamente – non sarebbe pratico cucinare e servire vivande autentiche sulla scena. Perciò le cameriere porteranno piatti vuoti ed i cuochi si limiteranno a mimare la preparazione dei vari cibi”. (tratto da Avvertenze per la messa in scena).

The Kitchen: foto della messa in scena.
The Kitchen

La cucina diventa quindi una metafora della società: un microcosmo all’interno del macrocosmo moderno, cinico, difficile e disumano. I protagonisti cercano di lottare contro questo mondo rappresentato dall’onnipresente e onnipotente padrone del ristorante. Nel commovente finale si manifesta tutta la poetica dell’autore.

E ora, gustiamoci questo trailer https://www.youtube.com/watch?v=0WW6-DNP1VI

Foto: web.

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