GASTROVADEMECUM IN PUNTA DI FORCHETTA

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Cantare il pane per cantare la terra.

Cantare il pane per cantare una terra: l’Armenia. Il pane degli Armeni è l’alimento di un popolo perennemente in fuga, disperso nel mondo, che ha conservato i suoi valori e la sua dignità nonostante tutto.

La masseria delle allodole

” …vedono arrivare le donne con il pane e sentono l’urlo possente del piccolo popolo allo stremo” scrive Antonia Arslan nel suo romanzo La masseria delle allodole. Nell’epopea del popolo armeno, le donne sono le eroine di un genocidio ignorato dal mondo.

“Così la bambina si affaccia, per la prima volta, alla finestra che si apre sul Paese Perduto, attraverso il dolce senso del gusto, il sogno del sapore lontano. Il nonno ha trasmesso alla bambina l’eco vivente di odori e sapori, un nutrimento vero, la nascita della nostalgia. Per un Paese che non esiste più, per le colonne dei deportati, per una famiglia morente sotto il sole velenoso, per le tombe sconosciute sotto le polverose strade e i sentieri dell’Anatolia… Ma anche per tutto ciò che scomparve con loro di vivo e odoroso, di fatica e di gioia, di pena e di consolazione: l’anima del Paese”. (La masseria delle allodole) https://www.antoniarslan.it/

L’odore fragrante di pane fresco dell’infanzia rimane nelle narici tutta la vita, ovunque si vada e qualunque cosa arrivi a sconvolgere il nostro cammino. Ed è nostalgia. Quella bella.

Lavash: pane armeno tradizionale (simile alla piada). Simbolo della diaspora di un popolo. Cantare il pane per cantare una terra.
Lavash

Cantare il pane

E’ la nostalgia celebrata dal poeta armeno Daniel Varujan nella raccolta Il canto del pane in cui narra l’epopea del pane, il cantare il pane per cantare una terra, dall’aratura della terra alla semina del grano alla mietitura, fino ad arrivare alla benedizione del pane consacrato. Insomma, una sorta di esaltazione del legame del popolo armeno con il suo pane, spesso protagonista di tanti addii. https://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Varujan

Questa sera veniamo da voi, cantando il pane,

per il sentiero dell’aia,

o granai, granai;

nell’oscurità del vostro seno immenso

lasciate che sorga il raggio della gioia;

lasciate che sia come un velo d’argento;

poiché carri, file di carri vi hanno portato

il grano in mille sacchi. (versi tratti da Ritorno)

Lavash (pane degli addii)

Il lavash è una piada sottile alta un millimetro e lunga quasi un metro utilizzata da sempre come base per preparare diversi antipasti. Secondo la tradizione, viene cucinata in forni di terracotta chiamati tonir.

Cosa serve

1 kg di frumento

2 cucchiai di miele

1 tazza di lievito di birra secco

sale q.b.

150 ml di acqua tiepida

Per la salamoia: olio evo, aglio, cipolla.

semi di papavero, semi di sesamo, rosmarino

Come si fa

Mettete in una ciotola 150 ml di acqua tiepida; scioglietevi il miele e lievito. Mettete la farina sul piano di lavoro, aggiungete il sale, mescolate, fate la fonte e aggiungetevi l’acqua col lievito e il miele disciolti. Cominciate a impastare aggiungendo, se serve, altra acqua tiepida. Stendete l’impasto con il mattarello in una sfoglia molto sottile e ricavatene un grande rettangolo da cui ne ritaglierete alcuni più piccoli. Bucherellate la superficie dei rettangoli, spennellateli con la salamoia e cospargeteli di semi di sesamo, semi di papavero e rosmarino. Preriscaldate il forno a 230 gradi. Mettete un rettangolo di pasta in una teglia ricoperta di carta da forno e infornate per 3 minuti. Ripetete l’operazione per ogni singolo lavash.

Preparazione del lavash

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