GASTROVADEMECUM IN PUNTA DI FORCHETTA

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Storie piccole

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Storie d’amore

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Dello scrivere, del cucinare e del sedurre… Con una torta.

Il cucinare ha molto in comune con lo scrivere. Innanzitutto: una precisa volontà di sedurre. Si tratta di una seduzione intesa come “condurre a sé” nel senso più ampio dell’espressione. Seppur con diversi livelli di consapevolezza, il cuoco e lo scrittore seducono il commensale e/o il lettore cercando di fare in modo di tenerlo avvinto alla loro opera per il tempo necessario a creare una sorta di dipendenza che lo porterà a desiderarla sempre di più.

E la seduzione comincia dall’inizio, cioè dall’incipit. Insomma: da subito.

Snoopy scrittore all'opera sul tetto della sua cuccia. Era una notte buia e tempestosa.
Snoopy scrittore

“Era una notte buia e tempestosa.” Scriveva Snoopy. Questo incipit, ripreso a volte anche in tono semiserio, ci catapulta all’istante nella magia della notte. Come nel racconto che segue.

Raccontami una torta

Era una notte buia e tempestosa, proprio come si legge nei romanzi. Una di quelle notti in cui nessuno vorrebbe vivere in una casa sulla spiaggia. Il libeccio soffiava impietoso, insinuandosi nelle deformità dei pini marittimi prostrati dalla furia del vento di burrasche senza inizio né fine. Un inverno al mare, in Toscana.

Emma e Marco avevano affittato la villa per un paio di stagioni: lei scrittrice e lui pittore, si erano concessi una lunga pausa lontano dal vociare isterico della città. Marco dipingeva tutto il giorno con una tenacia al limite del parossismo, ma non vendeva un quadro da mesi. Guardare le tele che si affollavano lungo le pareti del suo studio gli opprimeva l’ispirazione. Così, quando Emma gli propose di andarsene via da Milano per un po’, accettò di buon grado. Dal canto suo, lei stava lavorando a un romanzo autobiografico e questo la immergeva in abissi di sofferenza mai sondati prima da cui affioravano isole di rabbia.

Quella sera Marco era uscito, da solo. Avevano litigato violentemente, come non accadeva da tanto. Ancora una volta, le aveva buttato addosso le ataviche ragioni della sua infelicità gravandola di un fardello che non le apparteneva. Emma cercò di consolarsi nel modo più efficace che conosceva dopo il book-shopping: sgranocchiare qualcosa di dolce, possibilmente al cioccolato e con un tocco di panna. Pur preferendo di gran lunga la compagnia delle parole a quella delle pentole, in particolari momenti che spesso coincidevano con feroci diverbi o impetuosi temporali, consultava un quadernetto su cui aveva annotato le sue ricette di maggior successo scrivendole in forma di racconto. Sotto una copertina di tela grezza smangiata sugli angoli si celavano inaudite storie culinarie.

“Ma cosa aspetti a farne un libro? Magari un mystery tale ambientato nella cucina di una vecchia casa.” Le diceva ogni tanto Marco, tra una pennellata e l’altra.

“Non so, non è il mio genere. Però chissà, forse un giorno troverò il coraggio…” Rispondeva lei, un po’ titubante.

La pioggia era cessata, ma il vento soffiava così forte da intrufolarsi in casa attraverso ogni più piccolo pertugio. Marco aveva dimenticato di sprangare la porta della rimessa e ora Emma la sentiva sbattere ritmicamente. Quel suono segnava il tempo dei suoi gesti mentre si accingeva a preparare una torta. Sbam! Un colpo, e poi un altro, e un altro ancora. Sbam. Uno alla volta, tutti gli ingredienti scivolavano nella ciotola per fondersi in un morbido magma, perfettamente liscio, che sapeva di buono. Le uova, lo zucchero, il cacao, la farina, la panna… Tutte voci del medesimo coro.

Quando l’impasto fu pronto, Emma lo adagiò nella tortiera livellandolo con cura e infornò il tutto. Impostato il timer, si mise a contemplare lo spettacolo della natura che le stava di fronte. Dalla finestra della cucina si vedeva il mare: illuminate dalla luce della luna piena, le onde picchiavano il bagnasciuga con crescente violenza. Il mare pareva voler divorare la spiaggia a morsi abbandonando qua e là i resti del suo pasto: brandelli di rami e grovigli di alghe. Nonostante il freddo, Emma spalancò la finestra: voleva respirare l’odore salmastro del vento. Per ricaricarsi. Chiuse gli occhi e lasciò che la corrente le sollevasse la lunghissima chioma rossa avvolgendola in un turbine. Quando cominciò a sentire le orecchie intirizzite e le lentiggini che le animavano il viso sul punto di staccarsi, sollevò le palpebre e richiuse la finestra. Attorcigliò i capelli intorno a un mestolo di legno e rimase ad ascoltare i suoni del silenzio. Il sibilare del libeccio, la porta della rimessa che continuava a sbattere, le fusa e i miagolii del suo gatto affamato. Poi… un dolce crepitìo di legna. Ma il camino era spento. Solo Marco era capace di accenderlo. E Marco era fuori.

Emma si girò verso il focolare. Osservò i ciocchi: niente. Si avvicinò alla cesta della legna pensando di trovarvi un topino impaurito, ma vide solo fette di tronchi. Con lo sguardo percorse il perimetro della stanza, in alto e in basso. Tutto immobile, micio compreso. Non era la prima volta che udiva quel rumore. Di solito lo ignorava perché con lei c’era Marco. Ma ora sentiva che era venuto il momento di prestargli attenzione.

Si sedette di fronte al camino, su una vecchia poltrona di vimini e chiese ad alta voce: “Chi sei?” Nessuna risposta. Solo altri scricchiolii provenienti da direzioni diverse. Emma si sentiva circondata. “Calma. Devo mantenere la calma. I fantasmi non esistono.” Sussurrò a se stessa con voce tremante. In casa il cellulare non prendeva. Era isolata. Sola. Niente Marco, niente vicini di casa, niente telefono. Tutte le ragioni per cui era contenta di stare lì spazzate via in pochi attimi.

Intanto, il chiacchiericcio sommesso della legna aumentava di volume ed Emma aveva una gran paura, assolutamente immotivata giacché i fanstasmi non esistono, come le diceva sempre sua nonna quand’era bambina e si terrorizzava per ogni rumore di cui non identificava l’origine, soprattutto al buio.

Poiché la torta era già oltre metà cottura, Emma cominciò a preparare la crema con cui avrebbe farcito il dolce. E, per farsi animo, si raccontò una storia.

La torta della nonna

Emma aveva otto anni. Una sera di dicembre, mentre scriveva sul suo diario segreto guardava la nonna decorare una fantastica torta al cioccolato appena sfornata. La cucina era pervasa da un aroma irresistibile. Intorno erano sparsi cucchiai, mestoli, siringhe da pasticcere, terrine smaltate… Tutti dolcemente imbrattati dai resti dell’impasto.

“Nonna, posso assaggiare? Ti prego, ti prego, ti prego.”

“Abbi pazienza ancora qualche minuto, tesoro. Sentirai che bontà.”

Sul fuoco, un grosso blocco di cioccolato si stava sciogliendo per unirsi alla panna fresca e alla crema di nocciole. Una volta amalgamato il tutto, la nonna aggiunse delle nocciole tritate. Poi prese una spatola e iniziò a spalmare la salsa sulla torta.

“Nonna, cosa sono questi rumori?” Emma era in allarme.

“Nulla di preoccupante. La casa è vecchia e ogni tanto scricchiola, come me.”

“Ho tanta paura. Vorrei che il nonno fosse qui per scacciare i fantasmi.” Disse Emma in lacrime pensando al nonno mancato da poco.

“Lui ci vede anche se noi non lo percepiamo, piccola mia. E questa è la sua torta preferita. Sai cosa facciamo ora che è pronta? Ne lasciamo una bella fetta sulla tavola e chiudiamo la porta a chiave. Tu vai di là a guardare i cartoni animati mentre io metto in ordine un po’ di cose. Vedrai che quando la riapriremo, i tuoi fantasmi saranno spariti.”

E così fu. Quando la nonna aprì, in cucina regnava la quiete. Della fetta di torta al cioccolato erano rimaste solo le briciole e la piccola Emma sussurrò: “Ciao, nonno. Torna presto.”

Drrrrrriiiiiiinnnn. Il trillo del timer la rimbalzò nel presente. Mentre estraeva la torta dal forno si inebriò del silenzio ovattato che riempiva la stanza. La tempesta si era placata, la porta della rimessa non sbatteva più e Marco stava girando la chiave nella toppa.

“Mi sei mancato.” Gli disse lei correndogli incontro e abbracciandolo.

“Tu di più.” Rispose lui. E aggiunse, indicando il dolce: “È per me?”

“L’ho fatta per addomesticare i miei fantasmi, ma ce n’è una fetta anche per te.” Rispose Emma.

La mattina seguente, Emma e Marco si alzarono presto e uscirono per una passeggiata sulla spiaggia. Il cielo era terso, l’aria frizzante e il bagnasciuga costellato di conchiglie, ossi di seppia, alghe, frammenti di reti e rami sbiancati. Marco raccolse un po’ di tutto. Ne avrebbe fatto una scultura con le sembianze della sua donna.

Nel frattempo, seduta su i resti di una vecchia barca, Emma telefonava all’editore per proporgli il suo nuovo libro: “Raccontami una torta: ricette per le sere d’inverno”.

Ed ecco la ricetta della torta al cioccolato https://blog.giallozafferano.it/dulcisinforno/torta-rocher-ricetta/

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